Il rito mattutino degli italiani sa di un caffè espresso preso al volo al bar, ma da abitudine rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi. Il caffè, stringendo la lente della geoeconomia, è oggi il termometro perfetto di un pianeta che si sta surriscaldando e politicamente instabile.
Non si tratta di una novità, già dieci fa anni era stata fatta una profezia: il cambiamento climatico cancellerà il 50% delle terre coltivabili. A rilanciare l’allarme è stato ieri Andrea Illy, presidente di illycaffè, che ha fotografato un mercato stretto tra tensioni politiche che bloccano il commercio e siccità, come quella che sta decimando i raccolti di Arabica nel Minas Gerais in Brasile.
Il risultato è quasi scontato: i prezzi dei chicchi di caffè sono ai massimi storici da oltre 13 anni, con un aumento del 40% dallo scorso anno e le aziende sono costrette a ritoccare i listini. Ma la vera sfida non è solo agricola. Il mondo è frammentato e l’instabilità mette in dubbio perfino i piani di quotazione in Borsa di Illy che passano in secondo piano. «Si vive alla giornata», ammette il presidente.
Per salvare la tazzina dal destino di bene d'élite, l’unica via è blindare la filiera, investendo sulla resilienza dei coltivatori in quei venti Paesi da cui l’azienda si approvvigiona, ma si tratta di una sfida. Altrimenti domani al bar il rischio non è che un espresso costi 1,50 euro, ma che non sia più disponibile.

