L’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano racconta un momento di forte disorientamento politico e personale. Pur senza arrivare a una rottura definitiva, Fiano ammette, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, di percepire oggi una distanza dal suo partito mai sperimentata prima. Già ieri aveva scritto un lungo post in cui minacciava di lasciare dopo che le divisioni con i dem sul nodo del gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Ma oggi ha chiarito: "Resto nel Partito Democratico. Con sofferenza, ma resto nel Pd".
Fiano: "Resto, con sofferenza"
Fiano interviene stamattina a L'Attimo Fuggente, programma condotto da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi su Giornale Radio. Passa in rassegna passa il tema del conflitto in Medio Oriente, spiegando di non condividere l'uso della parola genocidio per quanto accade a Gaza: "Sull'uso della parola genocidio sono contrario: storicamente viene attribuita dopo sentenze di tribunali internazionali e, inoltre, il genocidio implica un progetto esplicito di eliminazione di un popolo. Per quanto sta accadendo a Gaza, che è spaventoso per numeri e modalità, questa certezza non c'è". "Ho fatto più comunicati io contro la volontà di annientamento dei palestinesi in Cisgiordania che il Pd - aggiunge Fiano -. In Israele ci sono ministri reazionari, suprematisti, razzisti, penso a Ben Gvir e Smotrich, che hanno dichiarato di voler mandare via i palestinesi dai territori occupati". "Penso che ci siano crimini di guerra e crimini contro l'umanità e, in Cisgiordania, una situazione che si può definire anche di apartheid. Ma la realtà è complessa e bisogna lavorare per il dialogo e per la soluzione dei due popoli e due Stati", conclude.
Una distanza crescente dal Partito democratico
Nell'intervista di stamani, Fiano non parla di una rottura immediata, ma descrive un progressivo allontanamento emotivo e politico. Il suo giudizio resta cauto ma netto, con un passaggio che sintetizza il suo stato d’animo. “Non sono ancora al punto che non tollero più il livello che si è raggiunto nel Pd - ha detto - ma sento che oggi c’è una distanza tra me e questo partito che non avevo mai sentito prima”. E ancora: “Il dialogo è quello che serve”. Il legame con il partito, pur non spezzato, appare oggi più fragile rispetto al passato. L’ex deputato sottolinea di essere tornato da un incontro al campo di Fossoli, luogo simbolico della memoria della deportazione nazifascista, dove ha anche avuto modo di confrontarsi con una persona proveniente da Gaza. Un’esperienza che, nelle sue parole, rafforza la convinzione che il dialogo resti l’unica strada possibile.
Le condizioni per restare o lasciare
Fiano non ha ancora deciso se continuare il suo percorso nel Partito democratico. Prima di sciogliere la riserva, attende l’esito di alcune questioni politiche delicate. “Prima - ha spiegato - voglio vedere come finisce questa storia del gemellaggio con Tel Aviv e come va il voto alla Camera sulla legge sull’antisemitismo”. A pesare sulla sua riflessione è anche la percezione di un insufficiente impegno del partito nel costruire spazi di confronto tra realtà israeliane e palestinesi favorevoli al dialogo. “Non si sono mai sforzati di farli parlare con qualche esponente dell’Autorità Palestinese”.
Il rapporto con i vertici e le reazioni interne
Sul fronte interno, Fiano racconta di aver ricevuto un solo messaggio dalla dirigenza metropolitana del Pd milanese, attraverso il segretario Alessandro Capelli, che avrebbe espresso comprensione per il suo stato d’animo, difendendo però la legittimità delle decisioni prese dagli organismi del partito.
L’ex deputato si aspetta invece un segnale dai vertici nazionali: “Attendo una chiamata dal Nazareno. La troverei opportuna. Sarebbe il modo per confermare che il partito è il luogo della discussione”.
In particolare, auspica un confronto con la segretaria Elly Schlein e con Stefano Bonaccini.
Il nodo del rapporto con le comunità e il Medio Oriente
Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto tra il Pd e le comunità ebraiche in Italia. Fiano non ha accusato esplicitamente il partito di antisemitismo, ma segnala una frattura crescente: “Non comprendo come mai non si faccia nulla”. E ha aggiunto una critica sul piano del dialogo internazionale: “In questi due anni e mezzo non hanno mai portato in Italia nessuno dei partiti israeliani che sono pronti al dialogo”.
Secondo la sua analisi, manca oggi uno sforzo concreto per ricucire relazioni e per favorire iniziative politiche capaci di coinvolgere sia interlocutori israeliani disponibili al confronto sia rappresentanze palestinesi istituzionali.
Sala e il dialogo istituzionale
L’ex deputato annuncia anche l’intenzione di confrontarsi con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ritenuto una figura equilibrata, per discutere delle sue perplessità sul tema del gemellaggio e del quadro politico più generale: “Ho intenzione di chiamarlo prima di giovedì”.
Una convinzione che resiste: cambiare dall’interno
Richiamando una posizione espressa in passato, Fiano ribadisce di non aver mai creduto nelle rotture immediate con il partito di appartenenza. Tuttavia, riconosce che la fase attuale è diversa. “Penso ancora che si debba combattere dall’interno - ha sottolineato - ma è vero che la distanza che sento oggi dal Pd non l’ho mai sentita in questi vent’anni”.

