Nessuno se l'aspettava e invece i complimenti arrivano. Eccome. Bruxelles batte le mani all'Italia che ha vinto la sfida del Pnrr. Ci sono state polemiche feroci e, come spesso capita nel nostro Paese, si sottolinea più quel che non funzionava rispetto ai successi raggiunti. Ma ai piani alti della Ue hanno un'altra idea. "Se dovessi dire - spiega Declan Costello, vicedirettore presso la Direzione generale degli Affari economici e finanziari della Ue - quale Paese ha avuto il miglior risultato o fatto i maggiori progressi nell'attuazione, direi che è l'Italia".
Non è una frase campata per aria, perché il controller irlandese, che ha partecipato alle riunioni periodiche di verifica con la delegazione tricolore, offre subito alcune cifre a supporto: "Il Paese con la quota di erogazione più alta è l'Italia, 85 per cento, cioè 166 miliardi su 194".
Manca appunto la decima rata, quella finale da 28 miliardi, ma tutto fa ritenere che anche per quella scatterà il semaforo verde. E però Costello sottintende che Bruxelles avrebbe potuto bloccare col rosso le emissioni precedenti e invece l'Italia è stata al passo. Ha centrato gli obiettivi, ha coniugato gli interventi con le riforme, non ha disperso i soldi con interventi a pioggia o di maquillage.
Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che come un padrone di casa ha organizzato la due giorni sul Pnrr al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, sorride. Per 48 ore mezzo governo ha fatto il punto sui tanti capitoli di questa colossale opera di modernizzazione che ha toccato infiniti settori: dalle ferrovie alla sanità, dalla scuola ala connettività. "Sembrava una sfida impossibile, ma siamo stati all'altezza", ha ricordato all'apertura dei lavori la premier Giorgia Meloni.
Costello conferma e dà la misura del cammino compiuto con un paragone: "C'è un altro Paese all'85 per cento ed è la Francia. Ma alla Francia abbiamo erogato 34 miliardi su un'allocazione di 40 miliardi. Quindi la percentuale è la stessa ma stiamo parlando di un ordine di grandezza completamente diverso. L'Italia è il Paese con il maggior numero di erogazioni andate a buon fine, otto".
In realtà nove. "Regolari come un orologio, ogni sei mesi dal 2021". Sbalorditivo.
La conclusione è ancora più scoppiettante: "Devo ammettere che non mi sarei aspettato di trovarmi nel maggio 2026 a dire che il Paese con il miglior tasso d'attuazione è l'Italia. Ma è un risultato di grandissimo rilievo".
Non è retorica, è quasi un'incoronazione che si stenta perfino a credere, visto che arriva di fatto dalla Commissione.
E indica la complessità dello sforzo intrapreso, attaccando ritardi e lacune secolari, come l'arretrato della giustizia. E forse, mentre si corre freneticamente per percorrere l'ultimo miglio che vale 159 target da raggiungere entro il 31 agosto, il Paese dovrebbe guardarsi allo specchio senza compiacimenti, ma anche senza sbandierare i soliti istinti vittimistici.
Si impara dagli errori, ma anche dalle vittorie guadagnate su un campo difficile e mettendo in atto, come sottolinea Foti, "il più grande intervento compiuto negli ultimi cinquant'anni". Sono stati centrati 416 obiettivi e si sono conclusi qualcosa come 550 mila progetti, con altri 100 mila in esecuzione.
Avanti, dunque, ma senza trascurare quel che sta succedendo sull'atlante della geopolitica: le guerre e le crisi che chiudono in una tenaglia l'Europa. "Nelle prossime ore - annuncia Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione - ci potrebbero essere novità sul fronte delle risorse Ue per l'energia. La presidente von der Leyen ha indicato chiaramente nell'ultimo consiglio due possibilità: una è la revisione delle politiche di coesione", l'altra strada passerebbe proprio per un intervento in coda sul Pnrr. "Ma è soprattutto sulla prima opzione - conclude Fitto - che ci saranno delle novità".

