Giornata da dimenticare per Edf, stretta tra le critiche della Corte dei Conti francese e il rinvio dei piani di valorizzazione della controllata italiana Edison (in foto il ceo Nicola Monti). Un progetto allo studio da tempo, ma finora mai concretizzato per la necessità di comprendere se la strada della massima valorizzazione passasse più dallo storico ritorno in Borsa o dall'apertura di una parte del capitale ad un fondo. Da un lato, la Cour des comptes ha messo dunque sotto accusa la nazionalizzazione al 100% del colosso energetico francese decisa nel 2022 dal governo Macron nel pieno della crisi energetica europea. Secondo i magistrati contabili, l'operazione - quasi 9,7 miliardi di euro - è stata «costosa» e la sua «necessità non è stata dimostrata». La Corte sostiene infatti che lo Stato francese, già azionista all'84%, disponeva comunque degli strumenti per controllare il gruppo senza arrivare al delisting totale.
Dall'altro lato, Reuters riferisce che Edf ha deciso di rinviare al 2027 il progetto di Ipo o vendita di una quota del gruppo italiano Edison, operazione studiata per raccogliere risorse finanziarie utili a sostenere i giganteschi investimenti della casa madre nel nucleare francese.
«In questa fase stiamo ancora valutando tutte le opzioni disponibili, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi, e monitoriamo attentamente le condizioni di mercato», ha detto Edf. Il dossier sarebbe stato congelato a causa delle tensioni geopolitiche in Medioriente e delle turbolenze sul mercato del gas naturale liquefatto, che stanno penalizzando proprio Edison, secondo importatore italiano di gas. A pesare sono soprattutto i problemi sulle forniture dal Qatar: Edison ha comunicato di aver subito ulteriori cancellazioni di carichi gas liquefatto da parte di QatarEnergy, con l'estensione della clausola di forza maggiore fino a metà agosto. Un contesto che ora rischierebbe di comprimere la valutazione della società italiana, stimata in passato tra 7 e 10 miliardi.

