Vorrebbero fare in fretta, i pm del caso Ruby. Vorrebbero fare la requisitoria già alla prossima udienza. La presidente della Corte d'appello risponde che non se ne parla neanche. D'altronde la storia delle cene eleganti, di Arcore, delle Olgettine, del bunga bunga con le suore e le crocerossine va avanti da 14 anni, ed è difficile capire perché tutta questa fretta. Nel frattempo l'imputato numero uno, l'uomo che giustificava con la sua sola presenza l'immane sforzo investigativo e processuale, è morto, e non si può più né assolverlo né condannarlo. E allora?
Ma il nome di Silvio Berlusconi incombe sull'aula della seconda sezione d'appello, dove ieri si apre il processo Ruby quater, dopo che la Cassazione ha annullato l'assoluzione delle Olgettine accusate di avere mentito, sulle nottate a casa del Cav, dietro compensi in denaro, case e carriera. Sono le 9,50 quando il sostituto procuratore generale Luca Poniz (nella foto) pronuncia per la prima volta il nome di Berlusconi, e da lì in avanti è tutto un continuo riferirsi all'ex presidente del Consiglio. Per Poniz, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati, che due mesi fa brindava in piazza alla vittoria del No, è "il signor Berlusconi". Ed è soprattutto il mandante della corruzione delle ragazze, nel frattempo divenute donne e madri. La richiesta di condanna, quella che Poniz e il suo collega Luca Gaglio volevano presentare alla prossima udienza, avrà le venti donne come destinatarie dirette. Ma il vero obiettivo è una condanna postuma di Berlusconi. Un ribaltone alla memoria delle sentenze che in vita lo avevano assolto.
Gli anni passati si leggono in faccia a tutti i protagonisti. Anche a Miriam Loddo, l'unica delle imputate presente in aula. Su una panca c'è Tiziana Siciliano, che rappresentò l'accusa nel processo Ruby ter e per Berlusconi aveva chiesto invano sei anni di carcere: adesso è in pensione, ma è venuta a vedere se stavolta andrà diversamente. Arrivano spezzoni di vita delle ex Olgettine. Barbara Guerra e Alessandra Sorcinelli hanno dovuto restituire le ville agli eredi del Cavaliere. Francesca Cipriani ha ancora 45mila euro sequestrati. Ruby, ovvero Karima el Mahroug, ha due figlie e una vita nuova: "Ma ogni volta che si riparla di lei è una sofferenza".
Tutto, nel processo, ruota intorno a una questione: quando vennero interrogate dai pm milanesi sulle notti di Arcore le ragazze erano testimoni obbligate a dire la verità? O erano in realtà già di fatto indagate, interrogate irregolarmente senza avvocato e senza diritto a tacere? Il tribunale accolse la seconda tesi, e il processo si inabissò. La Cassazione ha riaperto tutto. Però a questo punto i difensori vogliono che il processo si riapra davvero, non si ragioni solo su carte ormai fruste, che si sentano i testimoni che cinque anni fa non furono ritenuti necessari ma che ora possono davvero aiutare a capire se la inesauribile munificenza del Cav fu generosità o un do ut des. E sulla giudice Maria Rosaria Correra si abbattono una dopo l'altra cinque eccezioni di costituzionalità, perché per la legge della Procura queste ex ragazze dovrebbero essere condannate più duramente di un magistrato corrotto: e ciò, dicono i legali, non ha senso.
Non sarà facile fare in fretta, per il dottor Poniz.

