Marco Rizzo tira le orecchie a Enrico Mentana e a Stefano Cappellini. Il leader di Democrazia Sovrana e Popolare ha fatto irruzione alla presentazione del libro scritto dal vicedirettore di Repubblica “Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia” che si è tenuta oggi alla Mondadori di Galleria Colonna a Roma.
“L’antifascismo di oggi è un alibi per chi non vuole essere anti-capitalista. Io ho titolo a parlare non voi dei grandi media”, ha esordito Rizzo, visibilmente irritato per essere stato inserito tra i “rossobruni”. E, a tal proposito, ha detto: “Cappellini mi cita come rossobruno? Io so solo che quando Putin e Trump si sono dati la mano, le azioni delle grandi fabbriche di armi sono andati giù”. E ancora: “Io ero felice, perché era una speranza di pace. Dovremmo volerla tutti. Tra gli europeisti che criticano i cosiddetti rosso-bruni vedo un po’ troppi tifosi della guerra”. L’ex parlamentare ed ex segretario del Partito Comunista ha ricordato:“A me, negli anni Settanta, i fasci mi hanno aspettato sotto casa per tre volte”. Lo show di Rizzo è proseguito tra le facce attonite dei presenti che lo hanno sentito inveire contro gli antifascisti da strapazzo: “Il vostro - ha detto - è un antifascismo da passerella, una narrazione imbastita di propaganda del sistema”. Rizzo, puntando il dito evidentemente verso l’autore del libro, ha detto: “Repubblica è stata un’operazione di intelligence per distruggere il Partito Comunista”. Il leader di Democrazia Sovrana e Popolare ha, quindi, ricordato: “Prima il militante aveva in tasca l’Unità, poi, dagli anni 80, ha iniziato a leggere Repubblica che ha contribuito a farlo mutare geneticamente. Il Pci diventa Pd ovvero il partito più conseguente alla globalizzazione capitalistica. È l’eterogenesi dei fini”.