Mancano ormai pochi giorni al 12 giugno, quando entrerà in vigore il Patto europeo su migrazione e asilo. I Paesi si stanno organizzando e stanno pianificando il modo di trarre vantaggio dal patto: lunedì i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio Ue dovrebbero tenere quello che potrebbe essere il trilogo finale sul nuovo Regolamento rimpatri, che andrà a sostituire la direttiva Rimpatri del 2008. Il 21 maggio l'accordo complessivo è slittato a causa dell'impasse sull’articolo 52, relativo all’entrata in vigore delle norme. Ora, il team negoziale del Parlamento Ue ha fatto sapere che cercherà di trovare un'intesa definitiva proprio lunedì.
La Grecia è tra i Paesi che hanno un maggiore interesse in questo accordo e in queste ore ha annunciato di voler attuare un nuova stretta sugli ingressi irregolari a fronte di un aumento degli arrivi degli ultimi giorni. Così come l’Italia, ma anche la Spagna, la Grecia ha una posizione geografica particolare, che la rende particolarmente esposta agli sbarchi irregolari. A questo si aggiunge la particolare conformazione costiera greca, ricchissima di isole e con una linea particolarmente frastagliata, che rende il controllo del territorio ancora più complesso. A fronte di una giornata particolarmente intensa con 600 persone sbarcate in un solo giorno sull’isola di Creta, la Grecia ha annunciato misure più severe per evitare l’insorgere di una nuova crisi migratoria.
Il ministro greco per le Migrazioni Thanos Plevris ha avvertito oggi che il governo adotterà queste misure nel caso in cui dovessero verificarsi altri episodi massicci. “Se si tenterà di ripetere quanto accaduto ieri con l'arrivo illegale di oltre 600 persone a Creta, adotteremo misure molto severe, di cui abbiamo già discusso con il primo ministro, ben più severe della semplice sospensione del diritto d'asilo applicata in passato”, ha spiegato Plevris, aggiungendo che il governo non permetterà “il ripetersi di quanto accaduto nel 2015 e nel 2016”. Il Paese, ha sottolineato, “ha dei confini e questi saranno controllati”. Tra le ipotesi del governo greco c’è l’istituzione di centri di detenzione sull'isola di Creta, a Heraklion e Chania, che si inseriranno all’interno dei confini posti dal nuovo Patto per le migrazioni.