Il mezzo passo in avanti della Salis manda in tilt la sinistra

Scritto il 11/04/2026
da Redazione web

Renzi: "Ripensi alle primarie". Conte: "Non alimentiamo personalismi". Pd: "Non è più il tempo dei federatori"

Il mezzo passo in avanti di Silvia Salis verso la leadership del centrosinistra resta al centro di una giornata intensa per il campo largo, da Roma a Napoli. Nella capitale,mentre va in scena l'assemblea capitolina del M5S, Italia Viva chiama a raccolta i riformisti intorno a una piattaforma per elaborare il programma di coalizione. Nel capoluogo campano, intanto, si riunisce il 'correntonè della maggioranza dem, che ragiona sulle primarie e suona la carica sui contenuti. Ma in ogni platea non si fa a meno di tornare sull'intervista in cui la sindaca di Genova si è detta disposta a valutare una candidatura a premier di fronte a una "richiesta unitaria" e fuori delle primarie. Un'uscita che spiazza i partiti del campo progressista, tra le cui file più di qualcuno - a microfoni spenti - parla di "errore", nei tempi e nei modi. Da Roma, però, Matteo Renzi non molla e invita Salis a un ripensamento. "Spero che partecipi alle primarie, c'è ancora un anno, è lunga", il commento dell'ex premier. Per il presidente 5S Giuseppe Conte, che torna a rilanciare la democrazia deliberativa 'Novà sul programma, "parlare di nomi e cognomi oggi alimenta personalismi e divisioni".

Dai dem, invece, arriva un messaggio chiaro: "la leadership sia espressione dei partiti, non è più il tempo dei federatori". Interpellato sulle parole di Salis, il componente della segreteria Pd Peppe Provenzano ribadisce la linea già espressa e condivisa da Elly Schlein. "Il leader - spiega - lo indica il partito che prende un voto in più o le primarie, per cui Schlein ha già detto di essere pronta". Insomma, nessun 'papa stranierò. Posizione che attraversa le diverse anime della maggioranza dem riunita a Napoli. Dove anche Dario Franceschini interviene per smorzare le voci su un suo presunto endorsement alla sindaca di Genova. Parla di primarie come lo strumento "più coinvolgente e trasparente". Poi, però, rende conto delle riflessioni interne al Pd sul tema: "si deve decidere se e quando farle". Dubbi sostanziati dalle parole di un altro big dem, Andrea Orlando. "Temo che se il partito non è adeguatamente mobilitato ci possa essere una difficoltà ad affrontare le sfide", spiega. Nonostante le perplessità, nel 'correntonè prevale la sensazione che Schlein non voglia affatto rinunciare a confrontarsi con le primarie. Mentre cresce il pressing su temi. E chi incalza la coalizione sul programma è anche il leader di Iv.

Che mette sul piatto le Primarie delle idee. "Uno spazio aperto e a disposizione di tutti, senza simboli di partito" - spiega Renzi - per definire il contributo che la cosidetta Casa Riformista metterà a disposizione degli alleati a partire da settembre. Un sito web dove i cittadini potranno inserire le loro proposte per il Paese coadiuvati da un gruppo di professori universitari e da un Comitato di indirizzo, in cui siede anche Beppe Sala. A intervenire dal palco i riformisti dem Marianna Madia, Giorgio Gori e Graziano Delrio. "Un momento importante", per Delrio, che sottolinea come la piattaforma possa essere un occasione per attrarre i 'civicì. "Uno spazio che va frequentato per andare oltre i confini di partito, mettendo in discussione le appartenenze", rivendica Madia. L'ex premier incassa e insiste. "Se come riformisti lanceremo idee, - dice - saremo decisivi per far vincere le elezioni al centrosinistra ed evitare che Ignazio La Russa vada al Quirinale". Per Renzi, le primarie sono inesorabili e già in corso, ma prima della "conta sui nomi" occorre partire dalle proposte. Sul palco anche gli esponenti di più Europa. Il segretario Riccardo Magi lancia una frecciata a Calenda: "non c'è spazio per il Terzo Polo". Della Vedova incalza i 5S sull'Ucraina e raccoglie applausi. Poi, rimarca: "siamo diversi da Gratteri e Landini ma cerchiamo l'alleanza".