Mentre il mondo del calcio italiano piange ancora la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, il mago della Bovisa protagonista dello storico scudetto del Verona, l’Inghilterra ha perso oggi uno dei calciatori più famosi e carismatici di sempre. Kevin Keegan, morto oggi a 75 anni poche settimane dopo la diagnosi di un tumore avanzato, è stato uno degli attaccanti più vincenti di sempre, una vera e propria icona del football inglese che riuscì a reinventarsi come allenatore, arrivando a guidare anche la nazionale inglese. La famiglia ha comunicato che Kevin è spirato nella giornata di lunedì 20 luglio “circondato dalla moglie e dalle figlie fino alla fine”. Gli amanti del calcio inglese di una volta, lontano mille miglia dalla ricchissima Premier League di oggi, sentiranno la mancanza di una superstar come Keegan, idolatrato sia per le reti che segnava in campo che per la sua personalità spesso controversa.
La prima superstar del calcio inglese
Se la famiglia lo ricorda come un “marito, padre e nonno amatissimo”, ringraziando lo staff medico che l’ha aiutato dallo scorso gennaio, quando era iniziata la sua battaglia contro il cancro, la reazione dei club e dei campioni inglesi di ieri e di oggi è stata immediata. Il Newcastle United, che Keegan aveva guidato sia da giocatore che da allenatore, saluta “una delle figure più iconiche, influenti e amate nella storia del club". Kevin non era solo un calciatore ed allenatore leggendario: è stato l’anima del Newcastle per generazioni di tifosi”. Altrettanto sentito il ricordo del Liverpool, dove Keegan si era guadagnato negli anni ‘70 il soprannome di Mighty Mouse: “lo spirito guerriero ed il suo contributo rimarrà per sempre inciso nella storia del Liverpool: la sua eredità continuerà a lungo”. La Football Association ed il Manchester City hanno offerto le condoglianze alla famiglia Keegan.
Alan Shearer, che aveva avuto Kevin come allenatore sia al Newcastle che in nazionale, ha postato sui suoi profili social poche parole: “era il mio eroe, il mio allenatore ma anche un amico. Riposa in pace, boss”. Nonostante abbia vinto tantissimo sia a Liverpool che all’Amburgo, la figura di Keegan è fondamentale perché è stato, forse, la prima, vera superstar del calcio inglese. Fu il primo ad attirare l’attenzione dei media, diventare un idolo anche per chi non si interessava di calcio: la sua personalità, la sua capigliatura particolare e le sue avventure fuori dal campo fecero in modo che i suoi poster finissero nelle camerette di tanti ragazzi e ragazze dell’Inghilterra degli anni ‘70.
Nel bene e nel male, sempre inimitabile
La transizione in panchina non fu semplice, una carriera fatta di alti e bassi, qualche successo e parecchie delusioni, come il licenziamento da ct dell’Inghilterra, incarico che aveva inseguito a lungo. Keegan rimase amatissimo proprio perché in grado di ammettere i propri limiti, i propri errori senza cercare scuse e rimanendo sempre fedele a sé stesso. Keegan divenne famoso vestendo la maglia rossa del Liverpool dal 1971 al 1977, un’intuizione geniale del famoso tecnico Bill Shankley, che lo strappò allo Scunthorpe per sole 35.000 sterline. In coppia con il gallese John Toschak fu fondamentale nel secondo grande Liverpool, che vinse tre titoli della Division One, una Coppa dei Campioni, due Coppe Uefa e una Fa Cup. Quando si fece sedurre dalle sirene della Bundesliga, aiutò l’Amburgo a vincere un titolo, vincendo il Pallone d’Oro sia nel 1978 che nel 1979, uno dei solo quattro inglesi ad aver alzato al cielo questo trofeo. L’unica, vera, delusione di Keegan fu la sua carriera coi Tre Leoni, dieci anni di sofferenze chiuse senza un solo titolo, un cruccio che l’avrebbe perseguitato fino alla fine. La sua gioia più grande arrivò al St James’s Park, quando, alla guida del Newcastle, mise assieme un gruppo di giocatori leggendario, i famosi “Entertainers” che, giocando un calcio spettacolare e divertente, lottarono fino alla fine contro il Manchester United di Ferguson per il titolo di Premier League.
Un’impresa incredibile, visto che aveva guidato i Magpies alla promozione dalla Championship solo tre anni prima e che gli sarebbe valsa più avanti la nomina a Ct dell’Inghilterra. Keegan, nonostante la grande fama ed il successo, non dimenticò mai di essere il figlio di un minatore e rimase sempre coi piedi fermamente piantati per terra. Dopo la delusione di Euro 2000, la sconfitta nelle qualificazioni al mondiale 2002 contro la Germania lo convinse a farsi da parte. Provò a reinventarsi con il Manchester City prima dell’arrivo dei petrodollari e provò ad inseguire il suo passato tornando brevemente al Newcastle, prima di capire che il calcio stava diventando un’altra cosa. Per capire la grandezza di Keegan basta ricordare cosa disse a Wembley dopo la sconfitta con la Germania: “Sento di non avere quel che serve per far bene in questo incarico enorme: devo rimanere fedele ai miei principi. Nel primo tempo abbiamo fatto troppi errori e, nonostante sapessi che le cose andavano male, non sapevo cosa fare per mettere le cose a posto”. Con Keegan se ne va un altro pezzo di quel calcio romantico, verace e profondamente onesto che aveva fatto innamorare il mondo. In un mondo che insegue i soldi, l’immagine e la vacuità, il vuoto che lascia questo personaggio verace è davvero enorme.