Lavitola si pente: "Spero che questa vicenda non rovini la vita a Ranucci"

Scritto il 21/07/2026
da Francesca Galici

L'imprenditore, considerato il mandante dell'attentato al conduttore di Report, si sfoga a Filorosso, su Rai 3: "Alla fine di questa storia sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere"

La trasmissione di Rai Tre FiloRosso è riuscita a intervistare nuovamente Valter Lavitola, dopo averlo intercettato già la settimana scorsa. Ma nelle scorse ore l’imprenditore ha risposto anche ad alcune domande de Il Giornale, dichiarando che il conduttore di Report non lo sente “dalla sera dell'interrogatorio, purtroppo. Sai, quando sei abituato per anni a sentire una persona almeno una volta al giorno, o due... dopo una cosa del genere noi normalmente ci saremmo sentiti almeno dieci volte tutti i giorni. Io lo vorrei sentire, ma l'avvocato continua a dire che sarebbe inquinamento delle prove, che ne so...”. Dopo la perquisizone, ha sostenuto, “mi chiama alle 3 e 30 del mattino e siamo stati al telefono circa due ore. Era notte e ha fatto giorno”.

Alla fine di questa storia, ha detto nel servizio della trasmissione di Monteleone, “sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido. Una carriera come quella che ha fatto lui, finire come un amico di un bandito, è il peggio che gli poteva succedere”. La pista, ha dichiarato, “io credo di sapere qual è. Non so chi è il vero mandante ma so le motivazioni”, aggiungendo che se potesse condurre personalmente le indagini, “forse risalirei al vero mandante”. Sul fatto che non sia ancora stato arrestato, Lavitola ha una sua idea: “Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori. Non te lo so dire. Se vuoi la sincera verità io quando sono andato in Procura ero sicuro che dopo l'interrogatorio mi arrestassero. Ho dovuto salutare mio figlio prima di andare. Mi sono portato pure lo zainetto con me”. L’indagine pare abbia cambiato i piani di Lavitola, che dice di essere stato pronto a partire per il Camerun per raggiungere il suo factotum Gomes Clesio Tavares e di avervi poi dovuto rinunciare: “Purtroppo, non lo posso sentire. Siamo amici da 30 anni. Lui mi chiama padre. Ha avuto sette infarti e gli stavo portando pure le pillole per la pressione. Nell'ultimo messaggio che mi ha scritto perfino la moglie non lo vuole vedere più. Sono preoccupato”. Anche Tavares risulta indagato ma al momento la procura non lo ha potuto sentire in quanto si trova in Camerun.

“Se loro sono convinti che io ho fatto questo reato o, peggio ancora, se io lo avessi fatto insieme a Sigfrido, se avessero avuto delle prove concrete mi avrebbero arrestato”, ha aggiunto ai microfoni della trasmissione di Rai Tre, aggiungendo che secondo lui la procura potrebbe disporre di “elementi che sono off record. Se vuoi costruire degli elementi per arrivare a me, se sei un esperto, un professionista, lo fai. L'obiettivo non sono io. Ci sono delle parti di persone che sono state toccate violentemente e che stanno rischiando troppo. Io ho detto a Sigfrido: Guarda che rischi grosso”.