Caddel Construction, colosso americano dell'edilizia e dell'ingegneria finisce nel mirino della procura della Repubblica di Milano per un'indagine sul caporalato in relazione ai lavori per il nuovo Consolato Usa in piazzale Accursio.
Il pubblico ministero Paolo Storari ha aperto un fascicolo nei confronti dell'azienda, accusata di aver sfruttato, con retribuzioni al di sotto della soglia di povertà, il lavoro di operai provenienti dall'India i quali, reclutati da una società indiana, sarebbero addirittura stati costretti per lavorare a versare alla stessa "la somma di circa 500.000 rupie", in parole povere una specie di "pizzo" da pagare per essere selezionati.
In collaborazione col collega Mauro Clerici, Storari ha firmato un decreto di oltre 100 pagine per disporre il controllo giudiziario in via di urgenza nei riguardi della Caddell Construction Co. Llc "con sede principale in Montgomery (Alabama - Stati Uniti) e sede secondaria in Milano": ovviamente manca ancora il via libera da parte del gip, e ad ora risultano indagati per caporalato il responsabile di nazionalità turca Ulas Demir e lo stesso colosso a stelle e strisce, indagato per l'applicazione della norma sulla responsabilità amministrativa degli enti.
Dal documento si evince che le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, hanno fatto emergere l'utilizzo di lavoratori "in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno", con "palese e reiterata violazione della normativa in materia di orario di lavoro, periodi di riposo, riposo settimanale e attraverso la corresponsione di retribuzioni in palese contrasto con la contrattazione collettiva nonché con la soglia" di povertà.
Una volta assunti da Caddell Construction Co. LLC tramite il reclutamento della "Dynamic House" con sede a Nuova Delhi, alla quale dovevano obbligatoriamente versare 500mila rupie, i lavoratori "venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia per la realizzazione del Consolato americano a Milano, dove venivano sfruttati corrispondendo loro retribuzioni palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà". Non solo: una volta scelti, gli operai vivevano sotto costanti intimidazioni, con la minaccia di licenziamento "e di essere rispediti in India in caso di mancata accettazione delle condizioni di sfruttamento".
Si parla di centinaia di persone retribuite con paghe orarie "su valori medi di circa 2,17 euro secondo il payslip indiano", come le buste paga in India "e di circa 4,16 euro anche assumendo il Lul italiano". Vivevano in sostanza, hanno spiegato i pm, in "condizione di para-schiavismo". Ora sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere se convalidare il controllo giudiziario in via di emergenza firmato dai pubblici ministeri.